Perchè scegliere l’università per bene è importante.

Ho pensato tante volte a questo post, mi sono immaginata le foto, le parole.
La realtà è che provo a scriverlo da giorni, sarà sicuramente un post molto intimo.
Mentre si sta svolgendo la maturità, mentre tra poco molti ragazzi e ragazze dovranno scegliere il loro futuro ho deciso di parlare un po’ del mio passato.
Leviamoci il dente, per me l’università è stata una brutta esperienza, dura fino alla fine, piena di sofferenze ed indecisioni.
Dopo le superiori non sapevo cosa fare, era un periodo difficile per me, non ero portata per le materie scientifiche e quindi ho eliminato una buona fetta di facoltà.
Alcune materie umanistiche mi piacevano, ma nella mia testa rimbombavano troppe indecisioni.
Per non parlare della gente, tutti sentivano il bisogno di dirmi che se sceglievo quella facoltà non avrei mai lavorato.
Se poi sceglievo l’altra ancora avrei avuto grossi problemi.
In quel caso tutti sentivano il bisogno di dire la loro.
Dopo alcune riflessioni, forse troppo superficiali da ragazzina confusa scelsi Giurisprudenza:

All’inizio ero motivatissima, mi piaceva andare a lezione, mi sentivo bene.
Poi ho bocciato il primo esame, mi ricordo che piansi per strada a singhiozzi e mi sentivo una fallita.
Giurisprudenza, più di ogni altra facoltà, ha la capacità di farti sentire come il peggior esser umano della storia.
Non esagero, ho tante testimonianze come la mia da poter raccontare, ho conosciuto tante persone come me.
Gli esami non andavano benissimo, prima di ogni esami soffrivo di attacchi di panico, piangevo a singhiozzi, non dormivo.
Un semplice esame mi sembrava qualcosa di insormontabile, poco dopo capisco il perchè.
Non era la facoltà per me, semplicemente.
Ed ora molti diranno, perchè non hai cambiato?
Certo, dall’esterno sembra facile cambiare. Chiamare i propri genitori e dire “ciao forse vorrei studiare altro, sai gli esami fatti nemmeno me li convalidano”.
E quindi ho continuato, con poca voglia, facendomi distrarre da altre cose, facendo lavoretti saltuari per poi fermarmi per quasi due anni con un posto da commessa part time.
Durante quei due anni ho lavorato e basta, all’inizio mi avvicinavo anche ai libri, poi li ho semplicemente chiusi.
Lavorare al pubblico e studiare è veramente difficile, specialmente se non ne hai voglia.
Poi succede un grosso problema nella mia vita, mi trovo ad un bivio e decido di fare la cosa giusta per me.
Decido di fare il passaggio da Giurisprudenza alla triennale, qualche mese dopo mi convalidano il passaggio, io esulto da morire ed accetto.
Mi segno gli esami che mi mancano su un foglio, nella mia agenda: erano otto, tutti belli grossi.
Mi sale lo sconforto ma riprendo in mano i libri.
Il mese successivo, dicembre 2016 io do il mio primo esame dopo anni di inattività, un 23 che sembrava un trenta.
A quel punto, inizio ad andare come un treno, da dicembre 2016 ad ora ho dato otto esami (tipo commerciale, giusto per intenderci) e mi sono laureata.
Ho fatto un tirocinio di 250 ore, che mi ha fatto innamorare della materia (grazie Elena <3) che poi ho scelto come materia per il mio esame di laurea, diritto del lavoro.
Ho trovato un diritto che mi appassionava, che mi ha coinvolto e mi ha fatto innamorare e mi ha fatto pensare che, magari tanto brutto non era lavorare in quel settore.
Magari, con la mia laurea, invece di fare altro l’avrei potuta utilizzare e specializzarmi nel settore del diritto del lavoro, specialmente per le questioni sindacali.


Perchè racconto queste cose?

In Italia, lo step universitario è uno step quasi obbligatorio, altrimenti tutti ti dicono che non trovi lavoro.
Siamo spinti a cercare continuamente certificazioni su certificazione, con un sistema di competizione pazzesco.
I lavori che non richiedono la laurea vengono visti come qualcosa di umiliante, quasi senza dignità.
Non hai la laurea? Allora sei un fallito.
La nostra società non ha spazio per chi non eccelle, non c’è spazio per chi si blocca con gli esami.
Per chi si sente male perchè si rende conto di aver sbagliato.
Non c’è spazio per chi sbaglia, non prendiamoci in giro con tante belle parole quando l’ennesimo studente si suicida proprio per l’università.
Proprio di recente una ragazza si è suicidata, aveva finto appunto di essere in regola con gli esami ai genitori, non era riuscita ad uscire dal tunnel delle bugie.
Tutti sul web si sono riempiti la bocca di belle parole, ho visto pochi analizzare in maniera razionale la cosa.
Perchè nelle nostre università non sono previsti in maniera quasi pressante sportelli d’ascolto? Si, lo so che ci sono ma per scovarli devi essere almeno Aladin.

Io ho visto qualsiasi cosa all’università, dal professore ordinario che durante un esame si sente in dovere di dirmi “signorina lei mi fa venire voglia di dire solo tante parolacce” per una semplice risposta sbagliata.
All’assistente che mi dice “lei è sicura di voler fare questo esame?” ed io manco mi ero seduta ancora.
Ho visto una professoressa far ripetere ad alta voce ad un ragazzo una risposta sbagliata, per farlo deridere dagli altri studenti.
Ho visto professori fumare nelle aule, ho visto professori bocciare anche 7-8 volte una persona per antipatia, fidatevi che è antipatia.
A giurisprudenza ci sono solo due lati della medaglia, chi si laurea in tempo (e sono pochi) e chi rimane indietro.
Chi rimane indietro soffre, sta male, perchè è proprio il vertice che ti tratta male.
Ti fanno sentire sbagliato, per fare la c.d. selezione naturale, visto che il numero chiuso non c’è allora possono reputare giusto farti esaurire.
C’è chi ha avuto paura di fare gli esami, chi apre il libro e piange, ma c’è anche chi ha adorato tutto, chi si laurea in tempo.

Perchè racconto questa esperienza negativa?
Perchè io mi sono laureata ma se tornassi indietro non sceglierei questa facoltà manco morta.
Farei altro, farei qualcosa che mi piace davvero, ma proprio come prima scelta.
Dovete scegliere la vostra facoltà in base ai vostri gusti, le opportunità lavorative verranno dopo.
Perchè poi, quelle cose le dovete studiare voi, non le persone che vi parlano di lavoro.
Gli esami li dovete superare voi, non gli altri.
All’università ci dovete andare voi.

Se non siete convinti dell’università non ci andate, non buttate il vostro tempo a fare qualcosa che non vi convince totalmente.

L’università per me è stata l’esperienza più traumatica della mia vita, so di non essere la sola.
So però che io, dopo tutto il sangue che mi hanno fatto buttare, mai e poi mai avrei rinunciato.
Io mi ci sono ammazzata su quei libri ed ancora oggi non riesco a credere di essermi laureata.

La beffa finale sapete qual è stata? Conclude con esami difficili con 27 – 27 – 24.
Qualcuno dall’alto mi ha anche preso in giro.

Quindi voi imperfetti universitari come me, non vergognatevi.
Non sentitevi falliti o altro, riuscirete comunque a laurearvi.
Circondatevi persone positive e vi renderete conto, piano piano, che potrete fare qualsiasi cosa.

 

4 Comments
  • Linda
    giugno 21, 2018

    Questo articolo è qualcosa di unico! Sarebbe da pubblicarlo ovunque! Raramente mi congratulo con qualcuno, ma veramente te Rita ti meriti un grande applauso. Sei riuscita a prendere in pieno molti dei problemi di Giurisprudenza in sè e a descrivere perfettamente la società! Complimenti Dottoressa! 🎓

  • M.Concetta
    giugno 22, 2018

    Ci siamo ritrovate spesso a parlare delle nostre esperienze universitarie, e chi meglio di me può capirti?
    So bene cosa significa bloccarsi all’università, perchè l’ho vissuto anch’io.
    Per anni mi sono sentita una fallita, mi dicevo che non ero all’altazza, che non ero abbastanza brava perchè, mentre gli altri miei colleghi andavano avanti, io non riuscivo a stare al passo con gli esami.
    Anche io, come te, avevo attacchi di panico prima di ogni esame, spesso mi presentavo in aula ma non rispondevo all’appello e, quando finalmente riuscivo a sedermi di fronte al prof., il più delle volte ero paralizzata dalla paura di fare brutta figura. Potrà sembrare esagerato, ma se certe cose non le vivi in prima persona non puoi capirle davvero.
    Quello che ho capito dopo tanto anni, e quanche esaurimento nervoso, è che non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto.
    Tutte le facoltà offrono un servizio di consulenza psicologica che può aiutarci ad affrontare momenti come questo e a dare in giusto peso alle cose. Alla fine, un esame è solo un esame e non si può certo pensare di non valere niente solo perchè si rimane indietro con lo studio. Semplicemente non siamo tutti uguali, ognuno ha i suoi tempi e non è giusto farsene una colpa.
    Certo, laurearsi “nei tempi giusti” e con un buon voto è importante, ma non sarà sicuramente il tanto agognato “pezzo di carta” a definire chi siamo e quanto valiamo.

    Ti abbraccio forte <3

  • M.Concetta
    giugno 22, 2018

    Ci siamo ritrovate spesso a parlare delle nostre esperienze universitarie, e chi meglio di me può capirti?
    So cosa significa bloccarsi all’università, l’ho vissuto anch’io.
    Per anni mi sono sentita una fallita, mi dicevo che non ero all’altazza, che non ero abbastanza brava perchè, mentre gli altri miei colleghi andavano avanti, io non riuscivo a stare al passo con gli esami.
    Anche io, come te, avevo attacchi di panico prima di ogni esame, spesso mi presentavo in aula ma non rispondevo all’appello e, quando finalmente riuscivo a sedermi di fronte al prof., il più delle volte ero paralizzata dalla paura di fare brutta figura. Potrà sembrare esagerato, ma certe cose le devi vivere in prima persona per capirle davvero.
    Dopo tanti anni, e quanche esaurimento nervoso, ho capito che non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto.
    Tutte le facoltà offrono un servizio di consulenza psicologica che può aiutare ad affrontare momenti come questo e a dare il giusto peso alle cose. Alla fine, un esame è solo un esame e non si può pensare di non valere abbastanza solo perchè si rimane indietro con lo studio. Semplicemente non siamo tutti uguali, ognuno ha i suoi tempi e non è giusto farsene una colpa.
    Certo, laurearsi “nei tempi giusti” e con un buon voto è importante, ma non sarà sicuramente il tanto agognato “pezzo di carta” a definire chi siamo e quanto valiamo.

    Ti abbraccio forte <3

    • Ritaconlavaligia
      giugno 22, 2018

      Il punto è che bisognerebbe parlarne sempre di più. Specialmente a Giurisprudenza è molto comune rimanere bloccati.
      Ce la farai e sarà una grosse soddisfazione.

      Ti abbraccio forte anche io pu <3

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